• IL PIO ESERCIZIO DELLA VIA CRUCIS
IL PIO ESERCIZIO DELLA VIA CRUCIS
Reperti archeologici, rinvenuti nell’area cimiteriale del Santo Sepolcro a Gerusalemme, attestano l’esistenza, già nel II secolo, di espressioni di culto verso la passione del Signore. La pellegrina Eteria (Egeria) nel IV secolo ci informa della processione che in certe feste si snodava all’interno della basilica del Santo Sepolcro.Dato lo stretto legame con i luoghi della passione, quella processione è ritenuta una forma embrionale della futura Via Crucis, che nel tardo Medioevo trovò grandi sostenitori, come san Bernardo di Chiaravalle, san Francesco d’Assisi e san Bonaventura.
Verso la fine del XIII secolo era intesa ancora non tanto come pio esercizio, quanto come cammino – segnato già da una successione di “stazioni” – percorso da Gesù nella salita al Calvario. Nella sua forma attuale, la Via Crucis è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani. In Italia incontrò un convinto ed efficace propagatore nel francescano san Leonardo da Porto Maurizio (+ 1751), che eresse oltre 572 Via Crucis, tra le quali è rimasta famosa quella del Colosseo di Roma, 1750, a ricordo di quell’Anno santo.
Le 14 stazioni, sia quelle di riferimento biblico, che quelle della tradizione, evocano episodi di grande portata salvifica e di rilevante valore spirituale:partecipando alla Via Crucis, ogni credente riafferma la propria adesione a Cristo: per piangere il proprio peccato come Pietro; per aprirsi, come il buon ladrone, alla fede in Gesù, Messia sofferente; per restare presso la croce, come la Madre e il discepolo, e li accogliere, lo Spirito che dà la vita.
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